Il Caffè Meletti è uno dei 150
caffè storici d'Italia, rimasto nello stile liberty
originario, nonostante le ristrutturazioni ed i restauri.
Oltre che per la bellezza dell'edificio, questo caffè,
che si affaccia su piazza del Popolo - il "salotto" della
città - è particolarmente caro agli ascolani
per essere sempre stato il luogo di incontro mondano e culturale
per eccellenza, un salotto nel salotto, specie nella bella
stagione con l'allestimento di numerosi tavolini esterni.
La facciata del palazzo è stata progettata in modo da
integrarsi nel contesto urbanistico: come gli altri edifici
che fanno da cornice alla piazza, il Meletti presenta un portico
ad arcate e, al primo piano, mostra una fila di finestre ad
arco della stessa forma rinascimentale degli edifici di fronte.
All'interno il Caffè rivela la sua vera natura Liberty
con i tavolini rotondi in marmo bianco di Carrara e piede in
ghisa, le sedie viennesi, i divanetti di velluto, le decorazioni
dei soffitti, le grandi specchiere, le colonnine, tutti elementi
realizzati secondo il gusto dell'epoca.

La storia
In luogo del Caffè sorgeva alla fine dell'Ottocento
l'edificio delle Poste e Telegrafi, una palazzina che a sua
volta aveva preso il posto dell'antico Picchetto della Dogana.
Gli affreschi del sottoportico, riscoperti dopo il restauro
del 1998, sono di Giovanni Picca (1840-1910), uno dei maggiori
scenografi e decoratori teatrali italiani, ed alludono alle
funzioni postali legate all'idea di progresso. Nel 1903 l'edificio
fu acquistato da Silvio Meletti, proprietario di una fabbrica
di liquori i cui prodotti divennero famosi in tutta Italia
e all'estero. Comincia da questo momento la vita del Caffè:
l'industriale trasformò l'edificio in sontuoso luogo
di ritrovo per i cittadini ascolani affidando il progetto all'Ing.
Enrico Cesari (1865-1923) e al pittore Pio Nardini (1863-1948)
e facendo sopraelevare la palazzina di un piano con terrazza.
II Caffè fu inaugurato il 18 maggio di 1907. Chiuso
nel 1990 e, acquistato nel 1996 dalla Fondazione Cassa di Risparmio
di Ascoli Piceno, è stato riaperto nel 1998 dopo un
attento restauro che ha restituito al luogo il suo aspetto
originario.

La tradizione
Il Caffè Meletti è stato sempre il ritrovo dei
personaggi più in vista della città, luogo di
mondanità, ma anche di cultura, di abitudini radicate
- il vassoio di paste acquistato la domenica o il rituale aperitivo
- ma anche di "follie", durante il carnevale ascolano,
quando il Caffè fa da scenario alle maschere più irriverenti.
Tra i grandi personaggi che si sono seduti ai suoi tavolini
ricordiamo artisti come Mascagni, Gigli, Del Monaco, Licini,
Sartre, Simone de Beauvoir, Piovene, Soldati e De Filippo,
e uomini politici come Saragat e Pertini.

I film
Più volte il Meletti si è trasformato in set
cinematografico: Francesco Maselli vi girò nel 1960
numerose scene del film I Delfini, nel 1971 Pietro Germi fece
lo stesso nella pellicola Alfredo Alfredo, infine il regista
ascolano Giuseppe Piccioni nel 1987 lo ha immortalato nel film
Il grande Blek. |